Buongiorno, amici di InkEdit!

Anche voi sognate paradisi tropicali e mete vacanziere?
L’estate afosa è entrata prepotente in redazione.
Viaggiate con noi verso le Barbados con questo estratto da Le avventure di Washington Black di Esi Edugyan edito da Neri Pozza.
Prima di partire però preparatevi: gustate un succo d’ananas ghiacciato e fate partire le note della canzone suggerita.
Buon viaggio!

Ma il signor Titch si limitò a lisciare il foglio di carta sul tavolo davanti a me, facendolo frusciare sotto le dita. E poi fece una cosa meravigliosa.

Da qualche punto della fodera dei suoi abiti tirò fuori un mozzicone di matita. Molto rapidamente disegnò una palla enorme e liscia chiusa dentro una specie di rete. Non avevo mai visto niente del genere prima. Abbozzò l’ombreggiatura e la palla sembrò sollevarsi dal foglio. Dalla palla scendevano delle corde e sotto quel globo lui disegnò una navicella fantastica, con due prue e i remi sospesi nell’aria.

Non avevo mai visto una maestria del genere. Fissavo il foglio, stupefatto. E a un tratto capii cosa volevo, disperatamente: farlo anch’io. Volevo creare un mondo con le mie mani.

Quando sollevai lo sguardo vidi che al signor Titch brillavano gli occhi. «Che ne dici?» disse.

È una meraviglia, pensai, una meraviglia assoluta. Ma dissi soltanto: «Bello, signore».

«Sono tre anni che lo perfeziono». Mi prese di mano il foglio e lo alzò verso la luce. «Mio padre azzardò un progetto simile trent’anni fa, ma non si spinse mai oltre l’idea iniziale. Mio padre, be’… resterebbe molto stupito davanti a quello che ho disegnato qui. Era convinto che la sua creazione fosse troppo instabile. Sai, i gas. Ma dai suoi tempi la scienza dell’aerostatica è cambiata moltissimo. Io sono sicuro che il mio volerà davvero, e per una distanza considerevole».

Poi si voltò subito verso di me, emettendo un suono basso con la gola. «Ah, ma naturalmente tu sei analfabeta. Be’, dobbiamo trovare un rimedio, se è possibile. Senza saper scrivere non puoi certo essermi d’aiuto. Avrò bisogno che registri misure, equazioni, risultati, e avrò bisogno che la sera tu me li legga».

«Sì, signor Titch, signore».

Tacque e mi guardò, accigliato. «Su, cosa ti ho già detto? Come devi chiamarmi?»

«Titch?»

«Benissimo. Così va bene».