Buon Venerdì, amici delle storie!
Finalmente inizia il weekend!

Cosa c’è di meglio di una buona lettura? Una lettura accompagnata a una colonna sonora e una bevanda!

Preparatevi un canarino e fatevi trascinare da Marie-Aude Murail tra le pagine di Lupa bianca lupo nero.

In una cucina luminosa e accogliente affacciata sulla veranda, un ragazzino mulatto era seduto a un vecchio tavolo in stile rustico. Vi aveva rovesciato sopra metà del contenuto della cartella e sembrava fare i compiti. Se Sauveur fosse stato meno preoccupato per la giovane che aveva appena salutato, si sarebbe accorto che il bambino aveva il respiro affannato e le mani tremanti.

«Ti dà sempre tanti compiti quella maestra» disse appoggiando la mano sulla testolina riccioluta. «Sai una cosa? Questa sera ci facciamo gli hot-dog con il ketchup!»

«Sì!» gioì Lazare. «Posso… Posso usare il tuo pc? Devo fare una ricerca…»

«Su cosa?»

«Sulla pelle.»

Sauveur corrugò la fronte. Come, sulla pelle?

«Sì, perché Paul – sai, il mio amico Paul – è caduto durante la ricreazione e si è scorticato le mani. Allora la maestra ha detto di cercare come… come cicatrizza la pelle.»

Per deformazione professionale, Sauveur non credeva alle coincidenze. Ma poiché nulla poteva collegare Margaux la scarificatrice a Paul lo scorticato, pur stupito non disse una parola.

«Allora? Posso?» insistette Lazare.

«Sì, ma dovrai cavartela da solo. Ho ancora un paziente. Non ci metterò molto. E poi gli hot-dog, okay?»

Si aspettava che il figlio restasse deluso, ma Lazare fece solo un cenno con il capo e fu lui ad allontanarsi sospirando.

«Ehi, papà!» lo richiamò Lazare. «Cos’è giallo e fa paura?»

«Non ho tempo» protestò il padre con la mano sulla maniglia.

«Un pulcino con un mitra.»

«Molto divertente» commentò Sauveur per far contento il bambino. «Devo andare, a dopo.»

Con poche falcate arrivò alla sala d’attesa.

«Signora Poupard? Gabin è in ritardo?»

«Non voleva venire. Sa com’è, quando non ne ha voglia…»

Gabin Poupard, che frequentava la seconda al liceo Guy-Moquet, era stato mandato da Saint-Yves dal medico di famiglia per un’insonnia che non rispondeva ai farmaci. Durante i primi due incontri, Sauveur aveva avuto difficoltà a inquadrare il ragazzo, perché era stato distratto dalla madre. Quel lunedì sera la donna pareva inchiodata alla sedia, con gli occhi febbrili che divoravano il terapeuta e le braccia incrociate che si contorcevano come la coda di un serpente.

«Vuole entrare nello studio?» la invitò, cercando di mantenere il tono da cantante fascinoso.

Senza capire bene come fosse successo, appena la signora Poupard fu sul divano, Sauveur si trovò imbarcato nel racconto di un film con Angelina Jolie che la sorella della donna le aveva prestato e che raccontava proprio quanto successo a lei tre anni prima, quando era stata ricoverata per depressione. («Ricorda, dottor Sauveur? Gliene ho parlato l’altro giorno.») Mentre lei lo torturava con i colpi di scena di Changeling, Saint-Yves sentiva crescere in sé la voglia di chiederle: “Cos’è giallo e fa paura?”.

«Poi, quando il poliziotto le riporta il figlio fuggito, Angelina Jolie – cioè, ovviamente nel film non si chiama così – capisce che non è suo figlio. Gli assomiglia, ma non è lui e lo dice ai poliziotti, ma loro non le credono. Nessuno vuole crederle.»

«Mmm, mmm» mormorò Saint-Yves, che si stava chiedendo se ci fosse ancora ketchup nel frigorifero.

«È la mia storia, dottor Sauveur!» disse trionfante la signora Poupard, torcendosi le braccia. «Mia sorella ha badato a Gabin durante la mia malattia…»

«La depressione?» le fece precisare lui.

«Sì, la depressione. Sono stata ricoverata in clinica per un mese, poi mia sorella mi ha riportato Gabin. Solo che non era lui. Gli assomigliava molto, ma non era lui.»

Per Sauveur fu come una secchiata di acqua gelida. Sveglia!

«Vuole dire che quando sua sorella le ha riportato Gabin, lei ha avuto la sensazione che non fosse suo figlio?»

«Certo, perché non è mio figlio. L’hanno scambiato con un altro.»

«Eh?»

«Nel film hanno raccontato la mia storia. Non so come l’abbiano saputa.»

Marie-Aude Murail – Lupa bianca lupo nero