Buon venerdì, amici delle storie!

È l’ultimo venerdì del mese più corto dell’anno. Celebriamo l’arrivo del weekend con un assaggio di Vodka Grey Goose ghiacciata, in memoria del nonno di Ferguson, protagonista del meraviglioso 4321 di Paul Auster.

Fate partire la colonna sonora e immergetevi nell’estratto!

Buon weekend a tutti!

“Secondo la leggenda di famiglia, il nonno di Ferguson partí a piedi da Minsk, sua città natale, con cento rubli cuciti nella fodera della giacca, viaggiò a ovest fino ad Amburgo passando per Varsavia e Berlino, comprò il biglietto per una nave chiamata Empress of China che attraversò l’Atlantico in mezzo a violente tempeste invernali ed entrò nel porto di New York il primo giorno del ventesimo secolo. Mentre aspettava di essere interrogato da un funzionario dell’immigrazione a Ellis Island, il nonno di Ferguson attaccò discorso con un altro ebreo russo. Quello gli disse: Scordati il nome Reznikoff. Qui non te ne fai niente. Per la tua nuova vita in America ti serve un nome americano, uno che suona bene in americano. Poiché nel 1900 l’inglese era ancora una lingua straniera per lui, Isaac Reznikoff chiese suggerimento al piú esperto e maturo compatriota. Di’ che ti chiami Rockefeller, fece quello. Cosí vai sul sicuro. Passò un’ora, poi un’altra ora, e quando si accomodò per rispondere alle domande del funzionario, il diciannovenne Reznikoff aveva già dimenticato il nome che gli era stato suggerito da quell’uomo. Nome?, chiese il funzionario. Battendosi la fronte indispettito, lo stanco immigrato se ne uscí in “yiddish, Ikh hob fargessen (Non me lo ricordo piú)! E fu cosí che Isaac Reznikoff cominciò la sua nuova vita in America come Ichabod Ferguson.

Questo gli creò parecchie difficoltà, soprattutto all’inizio, ma anche quando non fu piú l’inizio, nulla andò come aveva immaginato nel suo paese d’adozione. È vero che riuscí a trovare moglie poco dopo aver compiuto ventisei anni, ed è anche vero che sua moglie Fanny, nata Grossman, gli partorí tre maschi sani e robusti, ma la vita in America continuò a essere una lotta per il nonno di Ferguson, dal giorno in cui scese dalla nave fino alla notte del marzo 1923, quando andò incontro a una morte precoce e inattesa all’età di quarantadue anni, ucciso a colpi d’arma da fuoco a Chicago, durante una rapina nel magazzino di pelletteria dove lo avevano assunto come metronotte.

Di lui non sopravvive nessuna foto, ma a detta di tutti era un omone con la schiena forte e le mani enormi, senza istruzione, senza una qualifica, la quintessenza del rozzo immigrato. Nel suo primo pomeriggio a New York s’imbatté in un ambulante che vendeva le mele piú rosse, piú tonde e perfette che avesse mai visto. Incapace di resistere, ne comprò una e l’addentò con ingordigia. Al posto della dolcezza che già pregustava, sentí uno strano sapore amaro. Peggio, la mela era di una morbidezza rivoltante, e appena affondò i denti nella buccia, l’interno del frutto gli colò sul cappotto, una cascata di liquido rossastro punteggiato da una miriade di semi, simili a pallini di piombo. Fu questo il suo primo assaggio del Nuovo Mondo, il suo primo, indimenticabile incontro con un pomodoro del New Jersey.”