Buon venerdì, amici delle storie! Avete programmi per il weekend? Noi vi suggeriamo di passarlo in compagnia di un bel romanzo.

Oggi la redazione ha scelto per voi “È giusto obbedire alla notte” di Matteo Nucci. Assaporate queste righe bevendo qualcosa di forte.

La reggete una vodka liscia? Vi consigliamo l’ottima VKA, degustata e approvata dalla redazione.
Non può mancare una colonna sonora che vi sorprenderà.
Volete sapere perché l’abbiamo scelta? Correte a leggere il romanzo e lo scoprirete!

Chiuse l’anta del mobiletto bianco.
Dottore, disse guardandosi allo specchio. Dottore sei sempre più vecchio. Qualche stagione e fai cinquant’anni, dottore, ma nessuno lo sa più. Uscì dal bagnetto. Ripose il volume ippocratico su cui aveva studiato al risveglio. Salì velocemente per le scale, sbatté lo sportello della sua piccola chiatta, serrò il lucchetto e senza guardarsi alle spalle scese giù per il sentiero. Sull’acqua livida galleggiavano ombre di vapore. La corrente era regolare. Il cielo bianco. Verso il ponte non si vedeva quasi nulla e il bianco del cielo si mescolava al grigio del vapore e al metallo del fiume. Controllò le cime spingendo col piede sul bordo della chiatta. Avanzò fra l’erba alta, fradicia dell’umidità notturna, sentì abbaiare dall’altra parte del fiume, s’infilò fra i cespugli di cisto verso il casotto che aveva ricavato da una baracca di lamiera in abbandono. Controllò il lucchetto chiuso sull’ingresso, poggiò le dita sulla catenella bagnata facendo pressione. Sono solo sogni e ossessioni, disse. Solo sogni e ossessioni, caro mio.