Buongiorno, amici di InkEdit! Le tanto agognate ferie sono ancora lontane?

Rimediate con un palliativo: per rilassarvi nel vostro weekend abbiamo scelto per voi “L’estate prima del buio” di Doris Lessing. Gustatelo con un bell’aperitivo (tipo uno spritz) e la colonna sonora giusta!

La vacanza

Il 31 luglio uscì dall’alto e maestoso albergo internazionale di Istanbul, lasciandosi alle spalle, con quel passo, il mondo dell’organizzazione internazionale, dei programmi, delle conferenze, delle grandi Organizzazioni, e l’atmosfera del danaro, invisibile ma così abbondante da perdere importanza. Il caffè e i dolcini che aveva preso prima di lasciare l’albergo erano costati due sterline, eppure non aveva mai pensato di domandarne il prezzo. Nella strada, stava già discutendo con energia in tre lingue con l’autista del taxi, che dava segno di volerle strappare qualche lira di troppo.
Aveva con sé una valigia, perché era abituata a preparare bagagli esigui, dopo aver trascorso tanti anni a fare acquisti e valigie per quattro figli di quella classe di cittadini del mondo che trovano sempre il meglio, in ogni parte del mondo, a disposizione sui banchi della High Street locale. Aveva ceduto alcuni dei vestiti più eleganti ad Ahmed per sua moglie, dopo essersi accertata che aveva le sue stesse misure. Dalla tremante incredulità con cui aveva maneggiato quegli indumenti, mista a un risentimento a malapena controllato (non rivolto a lei, sperava, quanto alle circostanze), Kate aveva notato quanto tatto e autocontrollo Ahmed aveva messo nel suo lavoro con lei durante il mese trascorso.
Salì in aeroplano con un vestito rosa shocking, che discordava al punto giusto con i suoi capelli rosso scuro, di per sé provocante in un luogo dove tutti erano scuri di natura o cercavano di diventarlo nel più breve tempo possibile. Aveva con sé Paris Match, Oggi, il Guardian, il Time Magazine, Le Monde. Jeffrey la Tribune di Parigi, l’International Times e il Christian Science Monitor.
Una volta che ebbero finito di leggere tutti i relativi giornali e se li ebbero scambiati, erano a Gibilterra e un paio d’ore dopo sorseggiavano aperitivi a Malaga.
Di nuovo le sue orecchie furono colpite duramente. Con lo spagnolo era molto peggio che col turco, perché conosceva la lingua alla perfezione. Tutt’intorno si parlavano idiomi che non le costava alcuna fatica comprendere: fuori dal palcoscenico centrale dov’erano i bevitori e i loro camerieri, si parlava spagnolo, ma in borbottii lontani, fuori campo: gli spagnoli erano semplici comparse sulle coste di casa loro.