Buongiorno, amici di InkEdit!

La primavera è finalmente esplosa dappertutto e noi siamo felici di accoglierla!

Perché non concedersi un po’ di lettura immersi nel verde

Per il vostro fine settimana di relax, la redazione di InkEdit vi consiglia un autore che porta nel cuore da tanto, Gazmend Kapllani. Ecco a voi un estratto dal suo Breve diario di frontiera, edito da Del Vecchio Editore.

Gustatelo con un bicchiere di the verde molto freddo, con una bella canzone nelle orecchie…

Di solito la prima scelta del migrante, soprattutto di prima generazione, è il silenzio.

Nel cuore del migrante albergano la paura, il sospetto, la violenza della fuga, la violenza del primo impatto con il Paese ospitante, la sensazione di essere indesiderato, il risentimento, la nostalgia e nel contempo il rifiuto del Paese di origine, la rabbia e i sensi di colpa.

Il migrante è una creatura complicata, estremamente insicura, e quindi diffidente. All’interlocutore basta un gesto, un cenno di rifiuto o di noncuranza del tipo “non me ne frega niente di te e di quello che hai passato” per farlo sentire ridicolo, impotente, grottesco… Così preferisce non rischiare.

Il migrante vive le proprie esperienze nella solitudine, e a poco a poco si convince che la sua testimonianza non interessa a nessuno.

In fin dei conti, pensa, non è venuto nel nuovo Paese per raccontare storie, ma per lottare fino all’ultimo per la sopravvivenza. Gli altri, pensa ancora, non sono in grado ma soprattutto non hanno alcuna voglia di capirlo.