Buon venerdì, amici delle storie!

Per concludere la settimana vogliamo proporvi un estratto da “Il bambino che sognava la fine del mondo”, di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega 2019 con il “M. Il figlio del secolo”.


Mettetevi comodi, preparatevi una buona cedrata rinfrescante e fate partire la colonna sonora dei Marta sui Tubi.
Buon Weekend!

È vero che le nuvole si stavano già ammassando, ma in quel momento la pioggia non era ancora venuta giù, e neanche la grandine. No, quelle camminavano sfiorando il muro non per ripararsi dall’acqua… Non so come spiegarlo… Avevano la testa coperta da un foulard, stavano curve in avanti, appiccicate al muro… Era come se stessero facendo qualcosa di nascosto, tutt’e due, anche se la strada e il marciapiede erano completamente vuoti. Venivano avanti in fila indiana.” Più tardi, quando la presenza delle maestre avrà già abbondantemente messo a rumore la città, si troverà un secondo testimone disposto a confermare la versione della signora Lorenzi e, anzi, perfino propenso a rincarare la dose.

La dirimpettaia della Lorenzi, Augusta del Bono, dirà infatti a un giornalista de

“L’Eco di Bergamo” di aver notato anche lei le due maestre che prendevano possesso della loro abitazione: “Aveva fatto un caldo d’inferno per tutto il giorno, una roba africana… ma all’improvviso la temperatura si era abbassata. Mi ricordo che ho sentito una fitta di umidità venirmi giù sulla nuca – sa, io sono sensibile, perché soffro di cervicale e questo clima impazzito mi sta succhiando il sangue… è sempre troppo caldo, o troppo freddo, o troppo umido… mi ha quasi ridotta a un’invalida permanente. Comunque, sento questo vento freddo che viene su dalla strada attraverso la finestra. Allora vado per chiuderla e mi affaccio un attimo. Prima guardo in alto, dove vedo le nuvole che diventano scure – si sentivano i tuoni, ma lampi ancora non ce n’erano -, poi guardo in basso, giù in strada: lì, in mezzo alla polvere che si solleva, vedo ‘ste due strane donne che vengono avanti camminando contro il muro… Trascinavano le valigie sulle rotelle facendo un bel baccano… Giù in fondo, all’incrocio con via Carrozzai, mi pare anche che si siano fermate a parlare con un uomo… un tizio intabarrato in una specie di mantella e con un cappuccio sulla testa…

strano… poteva anche essere una tunica da prevosto o un saio… ma non sono sicura…

c’era un gran trambusto, l’aria non era più limpida e scappavano tutti, perché si sentiva che il cielo stava per aprirsi e che sarebbe venuta giù l’ira di Dio. Una cosa però me la ricordo perché mi ha colpito: una delle due si è fermata un attimo, si è infilata un dito in bocca, l’ha bagnato per bene di saliva e poi l’ha puntato contro il cielo. Un istante dopo è venuta giù l’acqua a secchiate. Poi la grandine.