Buon venerdì, amici delle storie! Il weekend è alle porte e la nostra redazione vuole dargli una sfumatura di noir.

Come? Ma con un buon romanzo, ovviamente. Abbiamo scelto per voi “La principessa di ghiaccio” di Camilla Läckberg.

Godetevelo con una bella tazza di tè caldo e speziato, magari alla cannella, accompagnato dalla colonna sonora giusta…

 

 

Eilert Berg non era una persona felice. Il fiato bianco che gli usciva a sbuffi dalla bocca indicava che respirare gli costava un certo sforzo, ma il suo problema principale non era la salute.
Svea era bellissima, da giovane, tanto che Eilert aveva fatto fatica a dominarsi fino alla fatidica prima notte di nozze. E lei pareva remissiva, gentile e un po’ timida. Ma la sua vera natura era emersa dopo un periodo di passione giovanile durato decisamente troppo poco. Ormai erano quasi cinquant’anni che lo teneva nel suo pugno di ferro. Eilert però aveva un segreto. Per la prima volta intravedeva la possibilità di conquistarsi, nell’autunno dell’esistenza, un po’ di libertà, e non aveva intenzione di lasciarsela scappare.
Per tutta la vita si era sfiancato con la pesca, e le entrate erano bastate giusto giusto per mantenere Svea e i figli. Da quando poi aveva smesso di lavorare, avevano dovuto vivere della sua magra pensione. Senza un po’ di soldi in tasca, non avrebbe avuto modo di rifarsi una vita altrove, da solo. Quella possibilità invece era giunta come un dono del cielo, e oltretutto era di una semplicità al limite del ridicolo. Ma se qualcuno era disposto a pagare una cifra esorbitante per un’oretta di lavoro alla settimana erano fatti suoi. Lui non se ne sarebbe certo lamentato. Nel giro di un solo anno le banconote nella cassetta di legno dietro il compost erano arrivate a formare un discreto gruzzolo, e tra poco gli avrebbero permesso di partire per latitudini più calde.
Si fermò a prendere fiato lungo la ripida salita e si massaggiò le mani indolenzite dai reumatismi. La Spagna o forse la Grecia sarebbero state in grado di sciogliere quel gelo che veniva da dentro. Eilert calcolava di avere davanti almeno una decina d’anni prima di andare all’altro mondo, e aveva tutta l’intenzione di sfruttarli al massimo. Quindi, col cavolo che li avrebbe passati con quella befana che aveva a casa.