Buon venerdì, amici delle storie!
Alzi la mano chi ha sognato -almeno una volta- di diventare un affermato scrittore.

Ecco, questa raccolta di racconti è pensata per voi. Si chiama “Ogni riferimento è puramente casuale” di Antonio Manzini, contiene sette racconti taglienti e ironici che vi racconteranno un po’ il mondo che ruota attorno al libro.

In attesa di diventare scrittori acclamati fate compagnia a Samuel, il protagonista dell’estratto scelto, con un buon bicchiere di Refosco.

Fate partire la colonna sonora e affrontate anche voi le Nove Fasi della presentazione di un libro.

Lost in presentation

«Ah! Lei è lo scrittore!».

Samuel sorrise. «Sono uno scrittore, non lo scrittore!».

La commessa non colse l’ironia del giovane talento e si voltò, chiamando un tale Ettore che risultò essere il proprietario della libreria. Quello arrivò tendendo la mano e diede inizio alle nove fasi della presentazione. Nove fasi che sarebbero diventate il leitmotiv delle 142 a venire.

Prima fase: le domande di rito.

«Fatto buon viaggio? L’albergo le piace? Ha visto la vetrina?».

Era la prima volta che gliele ponevano, e quindi Samuel rispose mentendo a tutte e tre: viaggio comodissimo, albergo splendido, vetrina stupenda.

«Andiamoci a prendere un caffè!».

Seconda fase: caffè al bar con libraio.

Durante il caffè, il libraio gli spiegò chi fosse il presentatore della serata e che sperava venisse gente: sa, in questa città non è che la letteratura…

Terza fase: l’arrivo del presentatore della serata.

Il tizio ingaggiato aveva il libro di Samuel in mano. L’aveva letto, trovato molto interessante, fingeva curiosità mista a eccitazione. «Comincerei con un po’ di domande su di lei. Poi entriamo nello specifico».

Quarta fase: la presentazione.

Samuel guardò il pubblico. Una ventina di persone. «Non male!» fece il libraio, «non male proprio. Sa, non è “che in questa città la letteratura…».

Dov’erano le folle acclamanti pronte a ricevere il suo verbo? Ad ascoltare come Samuel Protti partigiano di una lotta eroica e spietata cercava di restituire alla letteratura il posto che meritava? L’80 per cento dei presenti era composto da donne sopra la cinquantina, pochi uomini evidentemente trascinati dalle consorti e un bambino che giocava con il telefonino. Nessuno aveva in mano il suo libro.

Quinta fase: le domande.

«Com’è nato il protagonista del suo romanzo?».

Inventò una storia su un lontano cugino affetto da psoriasi. Nel libro aveva aumentato la caratura del malanno per rendere l’handicap di Mizio più agghiacciante, disperato.

«Perché l’ha ambientato a Roma?».

Impapocchiò un discorso sulla frapposizione di moderno e antico, verismo e flusso di coscienza, barocco e medioevo.

«Quali sono i suoi scrittori di riferimento?».

Lì non ebbe dubbi: Alvaro Careddu. «Chi? Ah sì, sparito da anni! Chissà che fine ha fatto».

«Il protagonista Mizio è un po’ lei?».

Io sono Mizio. Mizio c’est moi. Anche se non aveva quel corpo deformato, la testa sproporzionatamente piccola rispetto al corpo, dentro si sentiva Mizio Bionati. «Siamo tutti un po’ Mizio» disse.

«Ci sono speranze per questo paese?».

“«Certo! Finché esisterà la libertà d’espressione e di critica, questo resta un grande paese… la letteratura serve a questo… a dare speranze e sogni…».

Nessuna domanda sulla scrittura, nessuna domanda sul futuro della letteratura, nessuna domanda sul rapporto scrittore/lettore/editore.

Sesta fase: domande del pubblico.

Gliene fecero tre: «Ne faranno una fiction in televisione?». «Chi sarà l’attore?». «Io vedrei bene Alessandro Gassman, e lei?».

Settima fase: le firme.

Il pubblico annoiato si avvicinò al tavolo con il libro. Samuel firmava dedicando la copia a Grazia, a Chiara, a Federica. Si dilettava nel disegnare cuoricini, frasi ad effetto e firma svolazzante.

Ottava fase: cena con libraio.

Samuel si ritrovò insieme ad Ettore e al presentatore a parlare della crisi del libro. Le vendite calavano, il futuro era incerto, l’ebook non decollava. Il libraio affermò che forse sarebbe stato meglio aprire una salsamenteria.

Nona fase: i saluti.

Il libraio, il presentatore e Samuel erano un po’ brilli. Tre bottiglie di Refosco avevano lavorato parecchio sulle sinapsi. Finalmente l’argomento della conversazione virò sul calcio e sulla figa.

La presentazione era terminata.

Alle dieci Samuel Protti si ritrovò seduto sul letto singolo della stanza, da solo, con i treni che passavano “ogni sette minuti e le galline che si agitavano nel pollaio.

Ecco fatto: questa era una presentazione.