Buon Venerdì, amici delle storie!

Questa settimana il consiglio di lettura per il weekend viene dall’Andalusia! Immergetevi nelle sue atmosfere con “Plenilunio” di Antonio Munoz Molina.

Gustate un buon bicchiere di vino (meglio se spagnolo!) e lasciatevi andare a queste note…

Giorno e notte si aggirava per la città alla ricerca di uno sguardo.

Era diventata la sua unica ragione di vita e sebbene tentasse di fare altre cose o fingesse di farle, in realtà si limitava a guardare, spiava gli occhi della gente, i volti degli sconosciuti, dei camerieri nei bar e dei commessi nei negozi, i volti degli arrestati nelle schede segnaletiche. L’ispettore cercava lo sguardo di chi aveva visto qualcosa di troppo mostruoso perché l’oblio potesse mitigarlo o cancellarlo, due occhi che tradissero qualche traccia o qualche indizio del crimine, due pupille in cui si potesse scoprire la colpa senza incertezze, semplicemente scrutandole, come i medici che riconoscono i segni di una malattia sotto il raggio di una piccola torcia. Glielo aveva detto padre Orduña, «cerca i suoi occhi», e lo aveva fissato con tale intensità che l’ispettore si era sentito rabbrividire, quasi come in passato, quando quegli occhi piccoli, miopi, stanchi, preveggenti, lo avevano riconosciuto appena entrato nella Residenza, immediatamente, proprio come lui, l’ispettore, avrebbe dovuto riconoscere l’individuo che stava cercando, o come padre Orduña aveva riconosciuto in lui, molti anni prima, la desolazione, il rancore, la vergogna e la fame, l’odio perfino, il suo odio costante e segreto per il collegio, per tutto ciò che rappresentava, e per il mondo esterno.