Buon venerdì, amici delle storie! 

Marzo, il mese della primavera, è arrivato.
Salutiamo questi ultimi weekend di freddo con un estratto da “Solo il mimo canta al limitare del bosco” di Walter Tevis.

Fate partire la colonna sonora e concedetevi un buon aperitivo: un fantastico Spritz destrutturato.

“Il cervello metallico di Spofforth era stato costruito dall’uomo, e il suo corpo era stato coltivato a partire dai tessuti viventi in un tempo molto lontano, quando l’ingegneria era in declino ma la costruzione dei robot era un’arte superiore. Presto anche quell’arte sarebbe declinata: Spofforth ne era stato il risultato più perfetto. Era l’ultimo di una serie di cento robot designati come Nove, gli esseri più forti e intelligenti mai costruiti dall’uomo. Era anche l’unico programmato per restare vivo contro la propria volontà.

Esisteva una tecnica per registrare tutti i nervi, tutti i modelli di apprendimento di un cervello umano adulto, e per trasferire la registrazione nel cervello metallico di un robot. Questa tecnica era stata usata solo per la serie Nove; tutti i robot di quella serie erano stati dotati di copie modificate del cervello vivente di un unico uomo. Quell’uomo era un ingegnere geniale e malinconico che si chiamava Paisley, anche se Spofforth non l’avrebbe mai saputo. La rete di informazioni e interconnessioni che formavano il cervello di Paisley era stata registrata su nastri magnetici e custodita in un sotterraneo blindato di Cleveland. Nessuno sapeva cosa ne fosse stato di Paisley dopo che la sua mente era stata copiata. La sua personalità, la sua immaginazione e la sua conoscenza, tutto era stato registrato su nastri quando aveva quarantatré anni; e dopo, l’uomo era stato dimenticato.

I nastri erano stati riveduti e corretti. La personalità era stata eliminata per quanto era possibile senza danneggiare le funzioni «utili». Solo che a decidere cosa vi era di «utile» in una mente erano stati ingegneri molto meno fantasiosi di Paisley. I ricordi della vita erano stati cancellati, e con essi gran parte della conoscenza, sebbene sui nastri rimanessero la sintassi e il vocabolario dell’inglese. I nastri contenevano, anche dopo la revisione, una copia quasi perfetta di un miracolo evolutivo: un cervello umano. Di Paisley erano rimasti alcuni dettagli indesiderati. Nei nastri c’era la capacità di suonare il piano, ma richiedeva un corpo con braccia e mani per manifestarsi. E quando il corpo era stato creato, non c’erano più pianoforti da suonare.”