Buon venerdì, amici delle storie!

Gli ultimi strascichi d’inverno sono nell’aria e noi vogliamo soffiarli via con un buon consiglio letterario per il vostro weekend.

Abbiamo scelto la Parigi di Leo Malet con il suo “Un ricatto di troppo”.

Gustatelo con un bicchiere di calvados e la musica giusta…

Se il 17 marzo 1942 la mia borsa da tabacco fosse stata ben fornita, un certo Briancourt avrebbe comunque dato ricovero nella sua preziosa pelle a due proiettili blindati calibro 7,65, ma io non sarei stato minimamente immischiato nella storia. Solo che, il mattino del 17 marzo 1942, ero senza tabacco da almeno ventiquattr’ore.

La situazione era piuttosto deprimente! Passavo troppo tempo prostrato in poltrona, senza reagire a nulla. In quei tristi momenti, il mio soprannome di “Dinamite” sembrava usurpato.

Avevo il cervello vuoto. Stavo scivolando verso il rimbambimento. Senza la minima idea di come uscire da quella situazione. Per averne una, mi sarebbe servito del “grigio”. Non avevo “grigio” e quindi… Sì, ero imprigionato in un circolo orribilmente vizioso!

Per fortuna Hélène Chatelain, la mia segretaria, non era al mio servizio solo per far apprezzare ai rari clienti dell’agenzia Fiat Lux il mio indiscusso buon gusto in fatto di belle donne. La sua graziosa testolina era zeppa di risorse e il suo cuore di compassione. Giudicandomi incapace di reagire, prese il comando delle operazioni e mi diede un indirizzo procuratole dal mio amico Marc Covet, il giornalista.

Café du Pingouin, boulevard du Lycée, a Vanves, metrò Petits-Ménages. Il ragazzo che trafficava si chiamava Jean. “Si occupava solo di grigio”.

Non mi feci ripetere le indicazioni.

Uscii dal Café du Pingouin provvisto di tre pacchetti di grigio. Ne aprii uno, lo svuotai nella borsa e caricai la pipa. Fin dal primo tiro mi sentii un uomo nuovo.