Buon venerdì, amici delle storie! Molti di voi saranno già in ferie, ma il nostro pensiero va a chi è ancora in ufficio a lavorare di fronte a un monitor.

Come riempire le pause aspettando il weekend? Dando una rapida occhiata alle piattaforme social (per invidiare un po’ gli amici che postano le loro foto in spiagge assolate) e dedicando qualche minuto alla lettura del consueto estratto! Oggi vi consigliamo Una vita non mia di Olivia Sudjic, nella traduzione di Chiara Baffa, edito da minimum fax.

Chiudete le piattaforme social e le app di messaggistica istantanea, prendete un tè freddo dal frigo e fate partire questa canzone: il weekend sta arrivando!

Non ero con lei quando le venne la febbre. Non sapevo nemmeno che stesse male. Fino a quel momento, di lei avevo saputo praticamente tutto, e sarei potuta risalire al dettaglio più insignificante di un giorno qualunque, che l’avesse trascorso con me o no. Per mesi la sua presenza, e telepresenza, aveva plasmato la mia esistenza a New York. Adesso, con un movimento del dito, era sparita.

 

Non seguire più. Nelle mie intenzioni era un mero gesto simbolico, un vaffanculo simbolico, e davo per scontato che avrei comunque potuto accedere al suo profilo pubblico. Da lì l’avevo osservata per molto tempo prima che ci conoscessimo, ma a quanto pareva le sue impostazioni di privacy erano state modificate. Molto di recente, immaginai. Mi agitai per quelle restrizioni o per quello che evidentemente aveva da nascondere. Un tempo, chiunque poteva trovarla. Solo digitando il suo nome era possibile accedere a un’immediata sinossi della sua vita: il reticolo ordinato delle foto, ciascuna accompagnata da una didascalia con i suoi pensieri e stati d’animo, dalla geolocalizzazione e dalla data e l’ora dello scatto. Chiunque poteva tracciare il suo percorso attraverso la città, o insinuarsi a ritroso nel suo passato, fino alle sue vacanze e ai suoi diplomi. Non è possibile che io sia stata l’unica a riuscirci così bene. Ma adesso ero tagliata fuori. Era calato un muro bianco, vuoto tranne che per il simbolo di un lucchetto.

Più che la sua assenza fisica, era quella cortina bianca a disorientarmi.