Buon venerdì, amici delle storie! Siamo giunti a Febbraio.

Per festeggiare l’avvento del secondo mese del 2019 vi proponiamo una lettura esotica: Altai di Wu Ming.

Preparate una tazza di tè nero e lasciatevi cullare dalla colonna sonora scelta per voi!

Viene l’inverno, e il vecchio può dedicarsi al bagaglio. Quand’era più giovane, quel rito scandiva i suoi giorni. Mette in una sacca i fogli scritti di suo pugno, e d’impulso si tocca in mezzo al petto. Sotto la stoffa sente la sagoma dell’antica moneta, con inciso il credo del regno dei folli: «Un Dio, una fede, un battesimo». Le sue vite passate sbiadiscono e non sa cosa lo attenda. Intorno a lui i contorni si fanno vaghi. Perciò porta con sé le parole, tutte quelle che ha vergato nel corso degli anni. Non basta. Prende anche un frammento di specchio, per esser certo di riconoscersi alla fine del viaggio. Prende con sé le pistole e i due gemelli Hafiz e Mukhtar, silenziosi e taglienti come lame. Ali Hassan annuncia che andrà con lui. L’asceta amico di Dio ha già preparato la sacca. Giunti a Suez affidano il carico di caffè agli agenti locali della famiglia Nasi poi ripartono, con una carovana di cammellieri diretta ad Arish, dove salpano le navi per la Terrasanta. Nell’oasi di Elim, tappa degli israeliti in fuga dal faraone, il vecchio cade malato. Ali lo veglia per tre giorni e tre notti di febbre e delirio, e quando pensa di averlo ormai perduto, l’amico guarisce e possono riprendere la marcia. Il viaggio per nave da Arish a Haifa ritempra le forze. Dio elargisce cielo terso e venti propizi. A Haifa comprano dei dromedari, pagandoli il doppio del loro valore. Ali prova a protestare, ma il vecchio scrolla le spalle: i soldi sono suoi e la febbre ha già fatto perdere giorni preziosi, non c’è tempo per contrattare. È un tragitto silenzioso, come se l’indole taciturna del vecchio avesse contagiato tutti quanti.

Altai – Wu Ming