Buon venerdì, amici delle storie! Vi state godendo i primi giorni d’estate? Oggi la redazione è in trasferta e vi regala uno scorcio azzurro, sognando le vacanze!

Sollevate Il coperchio del mare (Banana Yoshimoto) sorseggiando un rinfrescante Mojito e sulle note di The Sea dei Morcheeba.

Una volta che ti abituavi all’aspetto di Hajime, ti rendevi conto che aveva una sorta di aura intorno a sé, come una goccia cristallina di rugiada posata su di un petalo di ibisco.
Per esempio… quando ci sedevamo vicine a osservare il mare, percepivo una luce intensa al mio fianco, qualcosa di trasparente e tremolante come una gelatina. Se mi giravo a guardarla, però, mi affioravano proprio gli stessi pensieri che passavano per la mente alle persone che la vedevano per la prima volta. Poverina, chissà come deve essere dura. Eppure sentivo che erano le sensazioni che provavo quando non la guardavo a essere quelle autentiche, non le altre.
Dopo un po’ di tempo, quando notavo qualcuno sobbalzare alla sua vista, avevo addirittura cominciato a chiedermi istintivamente il perché. Ormai mi ero praticamente dimenticata delle sue cicatrici. E ancora una volta mi ero resa conto che ci possiamo abituare a tutto. Per quanto mi riguardava, la questione era risolta.
Hajime era Hajime, nulla di più.
Successe tutto l’estate che ci conoscemmo, un’estate ormai trascorsa e che non tornerà mai più.
Ricordo che lei era sempre con me, al mio fianco, silenziosa e triste. E che i raggi del sole sembravano risplendere passando attraverso la sua persona.
Quell’estate, dopo aver concluso un corso breve d’arte in un’università di Tōkyo, ero tornata da poco al mio paese.
Avevo cominciato a lavorare discretamente con il chiosco di granite che avevo appena aperto.
A dire la verità, avevo pensato di trasferirmi al Sud dopo la laurea. E così, l’estate prima, avevo fatto un viaggio in quell’isola per vedere com’era.
Lì, a differenza della costa occidentale di Izu dove vivevo, lo scenario era strepitoso. Avevo affittato una macchina e, da sola, avevo fatto il giro dell’isola, fermandomi dove mi pareva. Ero rimasta così affascinata dal caldo tropicale e da quel panorama mai visto prima, che avevo subito cominciato a fantasticare.
Ah, come mi piacerebbe vivere qui e mettermi a fare qualcosa!