Buon venerdì, amici delle storie! Quanto fa freddo da voi?

Per contrastare il gelo e la noia dei pomeriggi invernali passati in casa vi suggeriamo una bella storia: il brano che segue è tratto da Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg.

Gustatelo insieme a un tè bollente con una bella colonna sonora suggestiva, scovata tra le ultime uscite..

Il gelo è arrivato a novembre. Ho rispetto per l’inverno danese. Il freddo – non quello misurabile su un termometro, ma quello vissuto – dipende più dalla forza del vento e dal grado di umidità dell’aria che dalla temperatura.
In Danimarca ho provato più freddo di quanto ne abbia mai provato a Thule. Quando i primi acquazzoni gelidi cominciano a sferzarmi il volto, li accolgo con capucines foderate di pelliccia, ghette nere di alpaca, una lunga gonna scozzese, maglione e una mantella nera di Goretex.
Poi la temperatura comincia a calare. A un certo punto la superficie del mare raggiunge 1,8 gradi Celsius sotto zero e si formano i primi cristalli, una membrana di breve durata che il vento e le onde rompono in ghiaccio frazil, che si trasforma poi nella saponosa poltiglia chiamata grease ice; questa a poco a poco forma lastroni che galleggiano liberamente, il pancake ice, quello che in una fredda domenica a mezzogiorno si congela trasformandosi in un unico strato compatto.
E fa più freddo, e io sono contenta perché so che ora il gelo ha preso slancio, ora il ghiaccio rimarrà, ora i cristalli hanno formato ponti e incapsulato l’acqua salata in sacche che hanno la struttura delle vene di un albero, attraverso le quali il liquido filtra lentamente; non molti di quelli che guardano verso Holmen ci pensano, ma è un buon motivo per convincersi che il ghiaccio e la vita, da molti punti di vista, sono in relazione.